Community Days 2016 – Milano


I Community Days tornano, questa volta a settembre, e per l’ennesima volta ho l’onore di essere uno degli speaker. Questa volta il tema sarà un po’ diverso dal solito e mi focalizzerò sui vantaggi e le problematiche legate al lavorare in un mondo distribuito, o dispersed come lo chiamiamo noi.

Se quindi siete curiosi, avete domande, volete condividere le vostre esperienze o semplicemente desiderate conoscere qualcosa di nuovo: fatevi sotto, le registrazioni sono aperte e i posti vanno a ruba.

author: Mauro Servienti | posted @ venerdì 24 giugno 2016 9.57 | Feedback (0)

Sempre perchè le metriche non sono condivise…


Tutti commenti interessanti:

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C’è un terzo punto di vista: i giapponesi hanno il loro concetto di qualità, che è rappresentato solo da 9 e 10, cosa non condivisa da altre country nelle quali potrebbe essere perfettamente accettabile un 7. In questo caso i giapponesi se ne fregano di valutare country per country e impongono la loro metrica potando inevitabilmente le country a falsare il gioco per sopravvivere ad una metrica che non ha senso per loro.

author: Mauro Servienti | posted @ mercoledì 22 giugno 2016 8.20 | Feedback (1)

Quando le metriche non sono condivise…


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Quale sarebbe il senso?

author: Mauro Servienti | posted @ lunedì 20 giugno 2016 7.59 | Feedback (2)

Condividere gli obiettivi: mission.


Ci sono momenti in cui nonostante siate convinti che le soluzioni ci sono e che avete diligentemente osservato e misurato vi ritrovate bloccati in una sorta di limbo da cui non riuscite ad uscire.

Iterare e reiterare su quello che si ha non è detto che porti a nulla, probabilmente in questo caso quello che non è chiaro, o condiviso, sono gli obiettivi con la conseguenza che il punto di vista sul problema cambia, cambia il modo di valutarlo, o addirittura di identificarlo come tale, e variano di certo le valutazioni che vengono fatte su osservazioni e misurazioni.

È molto importante quindi definire gli obiettivi prima di affrontare qualsivoglia problema, e calare il problema nel contesto degli obiettivi, questo è uno dei motivi per cui molte aziende ad esempio, o gruppi di persone con una finalità, definiscono una “mission” condivisa con tutto il gruppo.

La “mission” è il faro verso cui orientarsi per dare contesto a problemi e soluzioni.

Provate ad immaginare le azioni di un’azienda la cui “mission” è avere successo e provate a confrontarle con quelle di un’azienda la cui “mission” è il successo dei suoi clienti. Il risultato è un abisso e, per inciso, spesso la seconda è un’azienda di successo la prima si ritrova a rincorrerlo sempre. Questo “semplicemente” perché a fronte dello stesso problema le valutazioni e osservazioni basate sulla “mission” portano a soluzioni e azioni diverse.

Ora provate a immaginare una terza azienda, nello stesso settore delle due di cui sopra, che non ha una “mission” condivisa, quasi certamente è in stallo immobilizzata nella sua incapacità di affrontare i problemi. Manca la prospettiva.

author: Mauro Servienti | posted @ venerdì 17 giugno 2016 9.30 | Feedback (0)

Osservazione, misurazione, emozioni.


Al fine di identificare il vero problema le “emozioni” devono essere messe da parte con massima cura.
Ho messo emozioni tra virgolette con l’intenzione di identificare un ampio spettro di significati, da emozione a sentimento a intuizione per certi versi ma anche sesto senso.

L’emozione tende a farci perdere il focus, tende a farci porre attenzione sui problemi di superficie, quelli che immediatamente hanno un effetto su di noi o sul nostro ambiente, questi problemi nella stragrande maggioranza dei casi non sono IL problema, sono però qualcosa che offusca la nostra capacità di analisi.

Rimuovere le emozioni è quello che ci consente di osservare, raccogliere dati e analizzare.

È un interessante processo, banale quando spiegato, estremamente complesso, e in certi casi impossibile, quando messo in atto. L’inghippo ovviamente è che se il successo di un progetto o di una strategia dipendono dalla nostra capacità di analisi…

Se il nostro scopo è quindi trovare il problema e non la soluzione, perché sappiamo che la soluzione è una conseguenza intrinseca dell’aver trovato il problema, dobbiamo mettere in atto due pratiche fondamentali:

  1. ascoltare per capire e non per rispondere
  2. rimuovere il rumore superficiale che ci impedisce di vedere

author: Mauro Servienti | posted @ mercoledì 15 giugno 2016 9.36 | Feedback (0)

“Non esistono problemi; ci sono soltanto soluzioni.” (cit.)


In quella citazione di André Gide si nasconde una cosa estremamente importante: i problemi non esistono, se un problema ha una soluzione non è per definizione un problema, se non ha una soluzione è un requisito non funzionale (diremmo noi informatici), un paletto a cui girare intorno, qualcosa con cui imparare a convivere; entrambe cose che a loro volta sono una soluzione.

Se questo è intrinsecamente vero c’è però una cosa estremamente importante da fare: identificare il vero problema. È molto facile guardare la superficie e proporre soluzioni, le soluzioni da sole non servono, peggio ancora, le soluzioni al problema sbagliato rischiano di essere dannose.

author: Mauro Servienti | posted @ lunedì 13 giugno 2016 8.08 | Feedback (0)

Office365 e il suo “strano” rapporto con SOA…


Dal punto di vista architetturale, e per quel poco che posso vedere e comprendere dall’esterno, Office365 è una cosa decisamente interessante, per la precisione mi riferisco al portale di amministrazione di Office365.

Composite UI

La dashboard è un ottimo esempio di “Composite UI”, le informazioni vengono da servizi diversi, Users, Billing, Message Center, Support, Health e Reporting. Ho volutamente fatto uno screenshot quando uno dei servizi era probabilmente giù (Message Center). Non ho idea dei tecnicismi che ci siano dietro questa UI, mi aspetto però che le parti (chiamiamole widget o module o component) che si vedono nella UI siano dinamicamente caricate e non staticamente note. In questo momento il concetto di ownership di SOA si estende per tutta la fetta verticale fino agli elementi della UI.

 

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Non è tutto oro quel che luccica…

…ero tutto bello contento di vedere l’implementazione di cui sopra che con gioia mi appresto a modificare i dettagli del pagamento del mio abbonamento…e boom: accoppiamento a nastro :-(

Quella che segue è una delle pagine (degli step per essere più precisi) del processo di modifica/creazione di una sottoscrizione, notate il campo evidenziato?

 

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Bene, sto semplicemente cercando di aggiungere la P.IVA, se applico le mie conoscenze di SOA potrei vedere quella li sopra ancora una volta come una Composite UI, in cui per farla semplice tutti i campi relativi all’indirizzo sono sotto il controllo di Billing mentre la P.IVA è controllata da Finance, un sistema diverso. Quella UI è bloccata da almeno 3 giorni, perché? perché fa l’unica cosa che non dovrebbe fare, violando tutte le regolette base di un sistema distribuito: cerca di fare la validazione della P.IVA in maniera sincrona, validazione che se non passa o fallisce ti impedisce di andare avanti. Ora…immagino che il sistema che fa la validazione sia giù, o sia malfunzionante, perché continua a rifiutare una P.IVA che ha usato da almeno 5 anni.

Quella validazione deve essere fatta in maniera asincrona e offline rispetto alla UI, se fosse un carrello della spesa di un e-commerce avrebbero già perso un cliente.

author: Mauro Servienti | posted @ mercoledì 8 giugno 2016 7.05 | Feedback (0)

Lavoro da remoto - strumenti: Zoom.us


In un mondo dispersed come il nostro una conference call è veramente l’unico modo per vedere in faccia qualcuno, una delle cose fondamentali quindi del tool che scegliete è la qualità, solo la qualità, tutto il resto (quindi per certi versi anche il prezzo) è irrilevante.

Zoom.us fa una cosa e la fa molto bene: conference call. Zoom è il nostro strumento leader per tutta la comunicazione sincrona, che come vedremo anche in una realtà completamente distribuita è decisamente essenziale anche se facciamo il possibile per utilizzare una forma di comunicazione asincrona, come ad esempio Slack.

author: Mauro Servienti | posted @ martedì 7 giugno 2016 7.30 | Feedback (0)

NDC Oslo 2016


Le cose si fanno interessanti, sono in partenza per NDC Oslo per un’intensa settimana lavorativa, mi piacerebbe andare a cazzeggiare alla conferenza ovviamente ma purtroppo non è così.

Si inizia lunedì con due giorni di workshop su Microservice erogato da Jimmy Bogard coadiuvato dal sottoscritto e dal mio collega Jan Ove Skogheim per poi passare il resto della settimana al booth Particular (di cui non ricordo assolutamente il numero).

In soldoni se siete a NDC venite a fare quattro chiacchiere, se non altro ne approfitto per parlare in Italiano :-D

author: Mauro Servienti | posted @ venerdì 3 giugno 2016 8.43 | Feedback (0)

È principalmente una questione di (s)fiducia


Ho già delle cuffie Bose QC25 e volevo questo: http://v-moda.com/boompro-microphone/ (per farla breve le QC25 hanno il microfono ma non vanno d’accordo con i desktop con i jack cuffie/microfono separati e neanche gli splitter funzionano sempre)

V-Moda sembra essere (e l’esperienza di alcuni colleghi lo conferma) la scelta giusta, inoltre si presentano come iper-cazzuti in termini di supporto: 6-stelle.

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Siccome non si capisce se le QC25 siano supportate o meno, mi dico…

Chiedo?

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Fonte: https://twitter.com/mauroservienti/status/725548992206098432

Buio totale…

Richiedo?

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https://twitter.com/mauroservienti/status/725931559732178944

OK, una risposta…lasciamo perdere i tempi…focalizziamoci sull’inutilità totale della risposta a 6-stelle, è un po’ come se stessi chiedendo se le cuffie cinesi mai usate da nessuno siano supportate…a me la risposta suona tanto di “great feedback, send me an e-mail”…

Siccome sono un testone…

…un testone che ha Amazon Prime l’ ho comperato lo stesso, sai mai che mi vada di culo, e non mi è andata di culo Smile, è arrivato, e non va. Avendo Prime chi se ne frega, l’ho rimandato indietro e mi sono ripreso i miei soldi, ma la cosa più “interessante” è che ovviamente ho messo una pietra sopra V-Moda, #ciaone.

Hanno fallito, e nel farlo hanno fatto di tutto per generare sfiducia a 6-stelle.

Sempre per quella storia del badass! Winking smile

author: Mauro Servienti | posted @ mercoledì 1 giugno 2016 12.53 | Feedback (0)