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Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

Giovedi scorso ho portato a termine anche la tappa di Torino del Security Roadshow. Dopo l'evento mattutino sono subito scappato (grazie a Massimo e Alessandro per il passaggio oltre che per la piacevolissima serata) al Politecnico di Torino dove ho tenuto una sorta di bis, ma in versione più 'accademica'. Voglio ringraziare Giorgio e tutto lo staff universitario che mi hanno accolto calorosamente in una splendida aula super-attrezzata.

Sono solo i miei primi eventi universitari ma le impressioni che ho avuto dai feedback è che il mondo accademico sia sempre troppo distante da quello lavorativo. Ho trovato ragazzi interessatissimi, con tantissima voglia si sapere che mi hanno trattenuto molto a lungo con numerose domande (con mio grandissimo piacere).
Ho una grandissima stima delle università (e la cosa non è scontata visto che non provo altrettanto per le scuole) e questo scollamento mi dispiace realmente.
Se posso azzardare un messaggio agli studenti è quello di non mollare. Non fatelo solo per avere un titolo di studio; non fatelo solo con la speranza di imparare un mestiere. Il titolo ve lo farete dimostrando le vostre capacità; le nozioni le impararete chinando la testa sui libri. Di studiare non si finisce mai, chi non studia tutti i santi giorni è perso.
Quello che l'università, nonostante la poca praticità, riesce a dare è la capacità di analisi e la forza di volontà di tenere la testa china sui libri. Certo un giorno mi piacerebbe riconoscergli molti più meriti.

Print | posted on lunedì 24 aprile 2006 1.22 |

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# re: Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

Sono contento di notare che il vecchio Poli, terra da sempre dominata dal lato oscuro della forza, si sia un po' aperta... Solo un anno fa, alla discussione di laurea, per poco non mi cacciano a pedate appena inizio a parlare di Don Box e Indigo....:)
Sottoscrivo in pieno tutto quello che dici riguardo l'università (italiana). All'estero però il gap tra mondo universitario e mondo accademico è drasticamente minore. A mio parere, rimane però di valore inestimabile quello che tu definisci " la capacità di analisi e la forza di volontà" e che si può apprezzare solo ed esclusivamente quando si esce dal mondo accademico.
24/04/2006 9.03 | Gianluca Carucci
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# re: Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

Questa mi sa che è la prima volta che non condivido una cosa con te Raf.
Personalmente non nutro molta fiducia nell'Università italiana in generale. Certo, non voglio fare di tutta l'erba un fascio ma, in linea generale, di questo passo non potrà mai competere con le università straniere.
Non ho una laurea. Ci ho provato, mi ci sono iscritto e ne sono scappato via a gambe levate e di certo non per la quantità di cose da studiare (rispetto agli amici che ci sono ancora dentro, studio molto più io fuori).
Come giustamente dici tu, "Quello che l'università, nonostante la poca praticità, riesce a dare è la capacità di analisi e la forza di volontà di tenere la testa china sui libri" ma, permettimi, è un po poco, specie per quella che è la situazione lavorativa italiana comparata con quelle che sono le necessità di un mercato sempre più globale.
La mia esperienza universitaria è passata dall'essere studente ad essere socio di uno SpinOff ed avere a che fare direttamente con i docenti e neo laureati.
Manco a dirlo, stò andando via anche da li.
Sono le mentalità che non funzionano, i modi di fare che secondo me non vanno. Sono le teste quelle da cambiare, non tanto una istituzione che, qualche sforzo, stà cercando di farlo.
Non voglio generare polemiche sterili. Vorrei solo rileggere questo messaggio tra un paio d'anni e dire: "quanto mi sbagliavo".

Ciao
24/04/2006 10.14 | Mighell
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# re: Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

Mighell, io vedo il bicchiere mezzo pieno mentre tu lo vedi mezzo vuoto ... forse la differenza è solo questa.
All'università di oggi purtroppo è relegato solo il compito di certificare la capacità di una persona.
L'unica cosa solida che resta al neolaureato è il diploma. Il voto non lo guarda più nessuno, le nozioni sono spesso dimenticate e le capacità non sono distinguibili da uno bravo ad uno meno bravo.
Il compito di certificazione dell'università serve a dire al mondo che quella persona è riuscita a raggiungere il target. È indubbio (credo) che questo compito certificativo sia importante.
Questo però non significa che si possa raggiungere uguali o migliori risultati facendo tutto da se. Il problema dell'università di oggi probabilmente risiede nel fatto che questa certificazione non è più sufficiente al mondo del lavoro come discriminante per assumere o non assumere una persona.
Se quindi la discriminante sta nella capacità individuale e nella conoscenza (molto spesso autodidatta) del singolo studente, questo non toglie che il corso di studi possa essere (dipende da facoltà a facoltà) un buon trampolino di cui non tutti ne hanno necessariamente bisogno.
A sperare che l'università riguadagni un ruolo dominante siamo (almeno) in due ;-)
24/04/2006 10.44 | Raffaele Rialdi
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# re: Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

Il ruolo dell'università così descritto da te (Raf) a me piace. Il fatto che essa non certifichi le conoscenze, ma una metodologia di apprendimento delle conoscenze (e di conseguenza le capacità e l'adattabilità di una persona) porta l'università ad offrire un insegnamento che è difficilmente riscontrabile al di fuori del mondo accademico. Io vedo questo aspetto positivo, non negativo.
Tutto un'altro discorso riguarda le conoscenze. E' ovvio che l'università non basta e queste devono essere sempre alimentate con lo studio continuo e l'autoapprendimento. Ritengo quindi entrambi i percorsi fondamentali e sono convinto che il solo studio individuale non possa coprire la formazione offerta dall'università(e ri sottolineo anche il discorso contrario). Poi l'università ha mille problemi (corso di studio troppo lungo, poca pratica, poche ragazze in ambito scentifico:P) e potremmo parlarne all'infinito, ma io già oggi attribuisco all'università un ruolo dominante.

24/04/2006 12.10 | Gianluca Carucci
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# re: Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

Gianluca, so che siamo sintonizzati su questo punto.
Anche se non ho terminato la mia laurea sono comunque ribadisco di essere convinto che l'università abbia un ruolo importante.
Però il fatto che sia poco aderente al mondo lavorativo è il problema numero uno. Calare sulla pratica gli argomenti teorici è fondamentale per diversi motivi:
- fornisce allo studente un modo migliore per ricordare e metabolizzare le nozioni imparate
- galvanizza lo studente per le possibili applicazioni delle teorie studiate
- evita al neolaureato la frustrazione nel confronto di tecnici che, pur senza il corso di studi, hanno nozioni pratiche molto superiori
Questi punti sono quelli a cui credo alluda anche Mighell e che sento ripetere da tutti gli studenti.
Le facoltà che insegnano informatica sono handicappate da questo punto di vista perché l'evoluzione è tale da rendere difficile anche per i docenti adeguare i corsi di studio.
Alla fine di tutto resta il fatto che, anche se l'università fosse quella da noi auspicata, l'intraprendenza personale farà sempre la differenza.
24/04/2006 12.26 | Raffaele Rialdi
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# re: Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

"Questi punti sono quelli a cui credo alluda anche Mighell"
Centrato.
Il problema Raf è che, dalla mia esperienza, vengono anche gestite male tutte quelle iniziative volte colmare le suddette lacune. Da quello che ho visto, più che a far fare pratica agli studenti, vengono usate per far acuisire prestigio al docente. Questo aggiunge solo frustrazione allo studente, che ne esce impoverito anzichè arricchito.
Ma non è il caso di discuterne pubblicamente ;)
25/04/2006 17.43 | Mighell
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# re: Tappa di Torino e il secondo appuntamento universitario.

Beh i cattivi individui ci sono in tutti i campi. Io mi ritengo fortunato perché la maggior parte di quelli che ho incontrato sulla mia strada erano persone di cui ho grande rispetto.
Uno dei maggiori problemi dell'università è che i docenti sono 'costretti' a fare i docenti. Ci sono persone molto qualificate che meriterebbero di fare una grande carriera ma come ricercatori.
Invece la nostra università non fornisce alcuno sbocco ai ricercatori e li obbliga a fare i professori ... ma "sapere" non significa "saper insegnare".
25/04/2006 21.17 | Raffaele Rialdi

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