Il Perdente ed il Filosofo

Leggevo questa mattina il post sul blog di Andrea e i relativi commenti e post successivi.

E quindi il mio cervello è partito a generare pensieri.

Premesso che faccio parte della foltita (nonchè noiosa) schiera di chi ha detto essere d'accordo, ma poi mi nasce la prima riflessione.

Essere d'accordo vuol dire farlo o semplicemente "che bello la penso anch'io così, ora però meglio tornare a lavoro, sono in ritardo..." ?

Io sono nella seconda. Ebbene si, sono un Perdente (secondo la dicitura "boschiniana" :)

Parafrasando quindi la sua riflessione (Andrea perdonami se fraintendo, ma sto facendo del sano brainstorming in diretta mentre scrivo...) il Perdente è colui che fa, il Vincente è colui che analizza, studia, e poi fa, un po' più Filosofo.

D'accordo, in assoluto, anche se il nerbo della questione, la chiave di Volta qui sarebbe proprio impostare il ragionamento su una timeline (o un Gannt se preferite) e vedere cosa ne esce...

Però...c'è un però...(o forse anche più di uno).

Come si può evincere in parte dalle riflessioni di Roberto, dire di no in Italia è difficile (o proprio non si può?) e quindi, come in un circolo in cui il cane si mangia la coda, il Perdente diventa in Vincente

Eh si...perchè in Italia, al giorno d'oggi, non c'è spazio per i Filosofi (i Vincenti) che quindi, di riflesso diventano i Perdenti.

Perchè a tutti piace lavorare bene, gestirsi le proprie analisi, tempistiche, tecnologie, soluzioni strategiche, ecc...ma il cliente vuole il prodotto e le specifiche non si possono continuamente "migliorare" ed astrarre, in una sorta di architettura a frattale...

Ci sono occasioni in cui ho fatto il Vincente ed ho vinto, ho fatto il Vincente ed ho perso, ho fatto anche il Perdente vincendo, ma per ora solo una volta facendo il Perdente ho perso.

La teoria dei giochi equi cosa suggerisce?

Forse che in Italia abbiamo sbagliato lavoro...

Print | posted @ mercoledì 27 febbraio 2008 12:16

Comments on this entry:

Gravatar # re: Il Perdente ed il Filosofo
by Simone at 27/02/2008 12:35

Purtroppo in Italia c'è una differente concezioni di vincente e perdente.
Il vincente non è quello che fa un progetto che funziona, ma è quello che si para il culo meglio e che fa carriera, cioè il "furbo", lo "smaliziato".
Sarebbe bello se tutto il mondo dell'IT italiano fosse composto dai blogger di UGI e dai suoi lettori, ma purtroppo non è così, e purtroppo, anche se lo fosse, non basterebbe, perchè la colpa non è solo delle persone che lavorona nell'IT, ma dell'intorno.
In Italia l'informatica non è importante: all'azienda per produrre servono le sedie per sedersi, le scrivanie, le macchinette del caffè e i servizi igenici. E serve anche il sistema di contabilità, il gestionale per gestire il magazzino, ecc...
E la maggiorparte delle aziende hanno sedie dell'ikea, scrivanie da due lire... e quindi, continuando il paragone, vogliono il gestionale fatto all'ikea, che costa poco, e, quindi, è fatto con una bassa qualità.

Sicuramente fare l'IT worker non è messo allo stesso livello del designer, dello stilista o dell'esperto di marketing: in Italia si da + importanza all'apparire che non al fare o all'essere. E purtroppo per noi, il software non si vede, non può essere sfoggiato alla riunione col cliente, mentre il tavolo per le riunioni figo si... ora che ci penso, l'arredamento degli uffici è molto + importante del software gestionale...
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