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  • Questo blog si propone di raccogliere riflessioni, teoriche e pratiche, su tutto quello che riguarda il world-computing che mi sta attorno: programmazione in .NET, software attuale e futuro, notizie provenienti dal web, tecnologia in generale, open-source.

    L'idea è quella di lasciare una sorta di patrimonio personale, una raccolta di idee che un giorno potrebbe farmi sorridere, al pensiero di dov'ero e cosa stavo facendo.

    10/05/2005,
    Milano

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[OT] del Venerdì (70)

Quando ho letto e studiato La Sceneggiatura, di Syd Field, sono rimasto colpito dal capitolo che riguarda la creazione dei personaggi da inserire in un racconto, in un film o in un libro. Quello della creazione dei personaggi è uno dei punti chiave, e così vale anche per i personaggi che fanno da contorno alla nostra storia.

Un buon personaggio deve crescere ed evolvere in qualche modo, dall'inizio del racconto fino alla fine. Non importa in quale direzione si compia l'evoluzione, purchè ci sia e la faccia. Se questo accade, lo spettatore è catturato dalle sue gesta e vuole sapere come va a finire la storia. Nel cinema abbiamo un sacco di casi che possono spiegare meglio quello che dico: Julia Roberts in Pretty Woman da prostituta si innamora del suo cliente, molla tutto ed assume uno stile di vita totalmente diverso. Nell'ultimo Star Wars, Anakin Skywalker cade presa del Lato Oscuro, un cambiamento radicale che lo segnerà a lungo, e che tutti volevamo vedere. Ultimamente, i capolavori della Pixar insegnano molto (ad un pubblico giovane, ma non solo): Alla ricerca di Nemo dà voce al rapporto padre e figlio, in Cars l'auto protagonista inizialmente giovane e spavalda, alla fine è più responsabile e matura.

Sono diversi i sentimenti che animano i personaggi sullo schermo: chi per vendetta (Il Gladiatore), chi per amore, chi per soldi, chi per salvare la propria vita o riscattare qualcosa/qualcuno, e così via. Fare un elenco sarebbe lungo. Indipendentemente dalla motivazione, comunque, il personaggio deve fare qualcosa, deve cambiare (nel bene o nel male), deve appassionare, altrimenti nisba.

Un'altra cosa fondamentale è che il personaggio deve agire secondo la sceneggiatura, ma guai a fare l'inverso. La sceneggiatura che si piega a favore di un personaggio è rischiosa, perchè è disposta ad accettare qualsiasi cosa, tanto il personaggio la sa fare comunque. Un esempio è Commando, il film con Arnold Schwarzenegger ed una giovanissima Alyssa Milano (in seguito sarà una delle Streghe Hallywell). L'assalto finale all'isola è surreale (un uomo contro un intero esercito): in questo caso suscita divertimento ed esaltazione, ma in un film che vuole andare un po' più in là di questo rischia molto. Viene creata, detto in breve, la classica americanata.

Altro punto fondamentale: la sceneggiatura deve cooperare strettamente con la crescita del personaggio di cui parlavo prima. La sceneggiatura deve dare delle sfide ai personaggi, deve porre degli ostacoli che vanno superati e che scatenano di conseguenza l'evoluzione del personaggio stesso. Se la sceneggiatura è banale, il personaggio non si mette in gioco, non gli accade nulla di sostanzioso affinchè cambi atteggiamento verso qualcosa. La sceneggiatura deve ogni tanto far vincere i cattivi, deve far capire che i nostri eroi rischiano la loro pelle per portare a termine la missione. Chi ha visto Distretto di Polizia, o una delle ultime puntate di NCIS, sa di cosa parlo: in entrambi i casi, ci sono eroi che se ne vanno (in NCIS la meravigliosa Kate viene uccisa da un cecchino, son triste), che hanno fallito, in qualche modo. Questo rende più forti i personaggi che rimangono: hanno di fronte un nemico forte, al quale erano impreparati, al quale devono reagire (migliorare/evolvere, come dicevo prima). E che devono sconfiggere. Questa logica la si ritrova anche nei giochi di ruolo a cui giocavo una volta (sia da tavolo, sia su PC): un personaggio potente che sconfigge nemici deboli non guadagna punti esperienza, non avanza di livello, non acquisisce poteri particolari.

Tutti questi elementi, che ritengo fondamentali (e Sid Field è d'accordo con me), sono li ritrovo in quella serie TV che va sotto il nome di Dr.House. Dal punto di vista puramente tecnico, mettiamola così, è scarso, ridicolo ed inconcludente. Il protagonista è talmente arrogante che sa già tutto. E' talmente preparato che diagnostica malattie assurde e rarissime, con qualche esame del sangue. Non cresce, non fa nulla. E' infinitamente uguale a se stesso, dall'inizio alla fine di ogni puntata, dall'inizio alla fine di un'intera serie. Dr.House è un personaggio pessimo. Magari può divertire per la sua arroganza buona, ma per tutti i punti di cui ho parlato lo boccio con un due secco. Rimandato a settembre.

Print | posted on venerdì 3 novembre 2006 12:46 | Filed Under [ OT ]

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# Re: [OT] del Venerdì (70)

tranquillo, è bello parlarne!
paradossalmente, dici la mia stessa cosa. DrHouse è imho così stereotipato, arrogante, cinico e pieno di sè, che è stato molto meglio deviare l'attenzione su altri personaggi della serie. Cmq, non è solo l'ironia, quella ci sta anche. Trovo assurdo che riesca a fare cose impossibili, al limite dell'americanata. Lui ha sempre ragione, punto e basta. Si intestardisce, risponde male ai colleghi, lui ha ragione. Ha ragione e si comporta così perchè la sceneggiatura gli permette di farlo.
Su Distretto e NCIS, sono d'accordo con te: non fanno nulla di eccezionale. I soliti buoni contro i soliti cattivi. Ogni tanto un buono muore. Ma almeno non eccedono nella follia di DrHouse.
03/11/2006 14:45 | Igor Damiani
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