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  • Questo blog si propone di raccogliere riflessioni, teoriche e pratiche, su tutto quello che riguarda il world-computing che mi sta attorno: programmazione in .NET, software attuale e futuro, notizie provenienti dal web, tecnologia in generale, open-source.

    L'idea è quella di lasciare una sorta di patrimonio personale, una raccolta di idee che un giorno potrebbe farmi sorridere, al pensiero di dov'ero e cosa stavo facendo.

    10/05/2005,
    Milano

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[OT] del venerdì (55)

Bisogna dirla tutta: non so nelle altre parti d'Italia, ma qua a Milano il caldo è invernale davvero. Forse non è proprio il caldo in sè, ma il tasso di umidità che manda un po' tutti a terra per KO tecnico alla 1° ripresa. Se fosse per il viaggio fino in ufficio alla mattina, andrebbe anche bene. La permanenza in ufficio per tutta la giornata è mitigata dall'aria condizionata, quindi nessun problema. Ma il vero grande incubo è il ritorno a casa, perchè farsi buona parte della linea rossa e buona parte della linea gialla, senza aria condizionata, nella calca di tutte le altre persone, è davvero una cosa massacrante. Fortunatamente arrivo a S.Donato Milanese, ho la mia macchina che mi aspetta (o una delle altre due, a rotazione, di mio fratello e del mio amico), ed allora si comincia a viaggiare decentemente.  Però, che cavolo, venire al lavoro in certe condizioni è improponibile sul serio. Francamente, non riesco a capire chi viaggia in giaccia, o in cravatta addirittura: per fortuna non sono uno di quelli, ma se un giorno mi dovesse capitare di lavorare in un'azienda che mi imponga una cosa del genere, allora sarà la fine. La obbligherò a rifornirmi di Estathè fresco tutto il giorno, di gelati, ghiaccioli e quant'altro serva a farmi lavorare bene. Ieri qua a Milano c'è stato un acquazzone, con il risultato che tutta l'acqua caduta oggi si trasformerà in vapore acqueo: non oso immaginare in che condizioni arriverò questa sera a casa.

Io penso che esigere un determinato abbigliamento sia un obbligo scorretto ed ingiusto: io per lavorare bene devo sentirmi a mio agio, essere tranquillo, altrimenti nisba. Io, fossi in voi, mi ribellerei. Non è assolutamente giusto, punto e basta. Ancora una volta, la verità sta nel mezzo, perchè la soluzione migliore sta nel non strafare: considero giacca & cravatta una condanna per chiunque, così allo stesso modo una minigonna può essere fuori luogo (qui lo dico, qui lo nego ), o venire in ufficio in pantaloncini e col fresbee in mano. E non venitemi a dire che dipende dal lavoro che fate: se anche foste commerciali, sempre presi da incontri con i clienti, non significa assolutamente nulla essere in giaccia e cravatta. Occorre essere presentabili, questo sì, ma lo si può essere anche con un paio di jeans, una polo e così via.

Nessuno ha il diritto di obbligare qualcuno a vestirsi come vuole lui!

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Print | posted on venerdì 30 giugno 2006 14:39 | Filed Under [ OT ]

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# re: [OT] del venerdì (55)

Parole sante... tranne il freesbee che è un accessorio indispensabile
30/06/2006 14:42 | Lorenzo Barbieri
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# re: [OT] del venerdì (55)

..a meno che il freesbee sia marchiato .NET ...

30/06/2006 14:56 | Marco Sigot
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# [OT] del venerdi' - risposta

30/06/2006 16:20 | PierG
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# re: [OT] del venerdì (55)

Credo che l'abbigliamento, il modo di parlare o cmq l'aspetto siano importanti. E' molto importante sentirsi a proprio agio ma altrettanto importante e' non far collidere il proprio aspetto con quello che si vuole comunicare. Esempio: se esco con una ragazza e mi vesto con la tuta di start trek, orgoglioso della mia geekitudine, minerei il fatto che magari sono il ragazzo piu' interessante della terra. Allo stesso modo andare ad un colloquio o al lavoro vestito i stracci (faccio il caso limite...) comprometterebbe l'immagine che dai a chi hai davanti. Non ci sono santi, anche il modo di apparire e' una forma di comunicazione e quello che conta veramente e' quello che arriva al receiver ... non quello che manda il sender.
30/06/2006 17:01 | Nicola
Comments have been closed on this topic.

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