Blog Stats
  • Posts - 87
  • Articles - 0
  • Comments - 55
  • Trackbacks - 2266

 

venerdì 10 febbraio 2006

"Angels and Demons", Dan Brown

Dopo l'esame di e-business ho trovato il tempo di buttar giù una recensione, per la verità piuttosto critica al volume di Dan Brown; la pubblico...sarebbe bello ricevere qualche commento.

Illuminati artificialmente - "Angeli e Demoni"

A volte, e soprattutto per i libri, molto più di quelle scritte valgono le recensioni verbali. Carpite sul treno da qualche sconosciuto o confidate da un amico, sono spesso queste le valutazioni con le quali si motiva la scelta di una lettura.
Di questo libro ho sentito parlare molto e con opinioni differenti ma sempre principalmente positive. Ne ho viste copie in ogni ambiente e contesto, nelle mani delle tipologie di lettori più diverse.
Di chi sto parlando? Ma ovviamente di uno dei “casi letterari” più limpidi degli ultimi anni: il fenomeno Dan Brown e nello specifico del suo “Angeli e Demoni”, ombra del più famoso “Codice Da Vinci” e solitamente affrontato come “second-book” dopo la lettura del più famoso best-seller.
Come da qualche tempo a questa parte, e non senza difficoltà, mi sono avvicinato al volume nella sua versione in lingua madre. Programmando fin da subito la successiva lettura anche del “Codice” ho affrontato “Angeli e Demoni” con la fiducia che si è soliti dare al primo incontro con un autore. Vergine dell’esperienza Dan Brown e al di là dei problemi linguistici, risoltisi pagina dopo pagina, l’impatto è stato piuttosto “lento”. La mia attenzione ha stentato a decollare nelle prime pagine ma si è poi assestata su di un buon livello, mentre il coinvolgimento e stato fin da subito buono.
I tanti pareri ascoltati sembravano delineare un “buon libro” e una storia capace di catturare l’attenzione del lettore, caratteristica fondamentale per un romanzo di successo. Ultimata la lettura non posso che concordare; il libro risulta ben scritto e privo di momenti particolarmente tediosi. Sua peculiarità, comune per la verità a molte “storie moderne”, è l’articolarsi della vicenda in due o più situazione parallele. L’alternarsi di capitoli ambientati nei diversi contesti conduce il lettore in una sorta di “ping pong” mentale che crea pathos e attesa sulle vicende dei personaggi. Da questo punto di vista non si può che apprezzare la maestria di Dan Brown nel condurre i fili del gioco che si conclude con la riunificazione delle vicende parallele.
Venendo alla trama del libro, senza ovviamente svelarne troppo i particolari, si deve sottolineare il ruolo centrale del “Mistero” che avvolge la protagonista: la setta degli Illuminati. Da notare è sicuramente lo studio approfondito fatto dall’autore americano per caratterizzare e trovare una validazione storica alla presenza di questa società segreta. Lo sforzo dello scrittore è premiato da una atmosfera di forte credibilità che accompagna il lettore nelle parti iniziale e centrale del libro.
Il fatto, poi, che nel testo sia fortemente coinvolta la Chiesa Cattolica in uno dei momenti della sua massima espressione: il conclave per l’elezione del Pontefice proprio poi a pochi mesi, nel momento della mia lettura, dalla reale elezione del Papa, mi ha sicuramente favorito nell’ambientarmi nel mondo disegnato da Dan Brown. Figura centrale nella narrazione è uno studioso inglese, Robert Langdon, un esperto in simbologia chiamato a risolvere una serie di criptici enigmi e brutali omicidi nella solita estrema corsa contro il tempo. Sarebbe questa la nascita dell’ennesimo eroe creato dai romanzieri moderni, semplicemente un nuovo protagonista a cui affezionarsi, come fu Kay Scarpetta per Patricia Cornwell, se non fosse lo stesso Dan Brown ad abbandonare questa logica insieme allo stesso personaggio di Langdon in altri suoi lavori.
La vicenda si snoda tra Ginevra, con il coinvolgimento di alcuni scienziati studiosi di Antimateria e del direttore del CERN, la Città del Vaticano e Roma, location centrale del libro.
Se le parti iniziale e centrale contribuiscono a dare alla storia un buon carattere di credibilità e a condurre il lettore in una tesa e roboante avventura, supportata una medio-alta tensione emotiva, è la parte finale del libro a deludere tutte le aspettative. Nelle ultime “battute” la serietà della vicenda, la gravità della situazione e il carattere realistico dei personaggi lasciano il posto a dei colpi di scena a forte impatto, ma di assoluta scarsa coesione con il resto della narrazione.
Si assiste nelle ultime pagine ad una rapida degenerazione degli eventi e all’accadimento di fatti eclatanti con lo scopo di dare, probabilmente, enfasi e pathos all’epilogo, ma con l’effetto invece di far perdere di credibilità all’intera vicenda e di limitare fortemente il giudizio complessivo, fin lì relativamente positivo. Forte imbarazzo si riscontra nell’affrontare la lettura della parte conclusiva e spesso la forte tentazione di abbandonare il volume rischia di prendere il sopravvento. Giunti al termine dunque resta il rammarico per il finale, assolutamente non banale, ma pesantemente penalizzato da quanto detto.
Da ultimo poi, particolare di assoluto rilievo affrontando la versione in lingua del testo, ci si imbatte in molte frasi, soprattutto nelle parti dialogate, volutamente lasciate in lingua italiana, vista l’ambientazione romana, ma profondamente scorrette dal punto di vista grammaticale. Data la “tiratura” del volume e il suo successo è un vero scandalo che nel testo siano presenti errori grammaticali e frasi italiane prive di senso, incomprensibili anche per chi italiano è, come me, fin dalla nascita.
Chiudendo con un giudizio riassuntivo e sintetico; Dan Brown, Angeli e Demoni

conduce il lettore nelle caverne del più buio mistero, lo seduce fingendo di donagli la naturale luce della risoluzione dell’enigma ma alla fine lo tradisce accendendo le luci al neon di quelle stesse caverne, dimostrando come tutto sia solo l’ennesima estrema finzione e come basti “un niente” per rovinare un bel lavoro quasi fatto e finito.

Gavirate

AP

Teo /\/\ala

 

 

Copyright © Matteo Malatesta