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mercoledì 15 febbraio 2017

Imparare dai maestri: James Whittaker

James è uno dei miei maestri, leggo tutto quello che scrive, blog e libri, ha ispirato un sacco di cose che ho scritto e un sacco di sessioni che ho preparato, cerco di seguire tutte le sue sessioni che trovo online, e quando posso vado a vederlo di persona dopo essere rimasto letteralmente folgorato dalla sessione sul “growth mindset” che ha fatto l’anno scorso al TechReady a Seattle, la conferenza riservata ai soli tecnici Microsoft.

Finora l’ho sempre visto all’opera in sessioni di fronte a moltissime persone, ma oggi ho avuto l’occasione di vederlo all’opera in una classe di una cinquantina di persone, in cui mi sono letteralmente “intrufolato” Smile (sono quello in basso a destra nella foto presa da questo tweet), fortuna che ho sempre con me il “blue badge”!

“The Storyteller's Spellbook”, mai titolo fu più azzeccato, eravamo tutti ipnotizzati, ma credo fosse l’effetto di questo incantesimo

Un’esperienza che oserei definire “mistica”, un’ora e mezza sullo storytelling fatta di tante storie, alcune le conoscevo già, altre nuove, di interazione con il pubblico, di slide che mi hanno ispirato, di creatività, un po’ di “sana” autopromozione, il rapporto con il proprio lavoro “ufficiale”, l’importanza delle storie nella carriera di una persona.

Nonostante conoscessi molto bene il lavoro di James, devo dire che dal vivo è DECISAMENTE un’altra esperienza, l’interazione che ha avuto con la classe, tutta la classe, mi è stata d’ispirazione.

La differenza tra raccontare storie divertenti e raccontare barzellette, l’importanza di essere se stessi e di dire quello che si pensa, a costo di perdere follower, come mai ha lasciato Google per tornare in Microsoft, l’importanza di essere sempre pronti a raccontare la PROPRIA storia, per essere più credibili quando si parla del proprio lavoro, del proprio prodotto o della propria azienda.

Ecco, sull’ultimo punto devo lavorare ancora parecchio. Ma forse ero solo veramente emozionato. Ma questo non deve essere un limite, devo veramente fare in modo di averla sempre pronta, non si sa mai quando e dove servirà. E si che è una delle cose che James ripete continuamente e me l’ha pure ricordato Nicolò prima di arrivare Disappointed smile

Peccato che non ha potuto fare la sessione su “conquering the stage fright”, un tema che mi interessa molto Smile

Quest’estate ho fatto una scommessa con me stesso e l’ho persa, ma devo dire che oggi ho posto almeno in parte rimedio a quell’errore di valutazione.

Se volete vedere la “vecchia” versione della sessione chiamata “the art of storytelling” la trovate qui: