La nostra privacy? Google fà paura. L'IT dei tecnici e lIT dei fanboys.

In questo post Raffaele riporta un video che sembra consacrare Google nel mondo dei colossi "IT". Una volta lo si diceva dei grandi personaggi, "con lui o contro di lui". Oggi, in certi ambienti, pare si voglia fare lo stesso con le aziende.

Dal punto di vista della comunicazione il video è girato molto bene. Finchè si tratta di porre l'attenzione sul problema e spingere la gente a riflettere sulla questione secondo me è tutto buono e giusto. L'informazione è potere, quindi bisogna porsi delle domande. Diventa irritante se il sentimento di diffidenza sfocia in un odio irrazionale nei confonti di un prodotto, di un'azienda. Avete mai letto i forum degli "hobbisti" IT? Si trova gente che, senza una preparazione tecnica adeguata, si sente in dovere di parlare liberamente di sicurezza, sviluppo software, gestione della memoria, ecc. Eccoli sostenere, con opinioni di seconda, terza o quarta mano, la propria cieca fiducia nei confronti del software che usano, dell'hardware che comprano, dell'azienda xxx, dell'open source. Alcuni li chiamano "xxx-fanboys" e fanno questo "lavoro" gratuitamente, con passione. Sembra che per loro tutto il resto sia soltanto "shit". Forse dimenticano che dietro i prodotti così tanto odiati, non ci sono solo politiche commerciali, ma anche tecnici e ingegneri preparati, che hanno studiato e lavorato per anni. Persone che grazie alle politiche commerciali dei loro dirigenti mantengono la loro famiglia. Esseri umani che hanno fatto delle scelte tecniche, magari discutibili, scendendo a tutti i compromessi che una creazione ingegneristica ci costringe a fare. Lavoratori che hanno dato il loro piccolo ma indiscutibile contributo a far diventare quello che è oggi l'IT. Un mondo ancora in divenire, pieno di problemi irrisolti, ma che ha cambiato il nostro modo di vivere, di comunicare, di accedere alle informazioni. Oggi possiamo così facilmente esprimere le nostre opinioni che, talvolta, ci si dimentica di una vecchia regola che ci spiegavano i genitori da bambini: pensare, prima di parlare. Io aggiungerei anche: lasciare i tecnicismi ai tecnici, che di pseduo-esperti è pieno il mondo, in tutti i campi. Ma si sà, "passion rules reason" (cit.) e quando il "reality distortion field" si fà pesante, tutti si sentono in grado di giudicare, talvolta per sentito dire, talvolta con superficialità, il lavoro degli altri.

Riflessione del tutto personale di un ragazzo di ventunanni che, piano piano, si è accorto che anche nell'informatica, come nella vita, non ci sono solo bianco e nero.

Print | posted on mercoledì 14 febbraio 2007 0.06